I dettagli che fanno la differenza

Il caso Air Bnb

Quanti di voi si sono chiesti come hanno fatto le molte Startup di cui si legge su internet ad avere un successo così incredibile?

Molte volte ci si sofferma sull’idea, da Uber a Aribnb fino ad Instagram, e molte volte la reazione che sorge spontanea è “Vabbè ci sarei riuscito anche io ad avere un’idea del genere” insomma spesso si crede che le Startup più importanti sul mercato abbiano scoperto l’acqua calda.

L’errore che si fa è quindi quello di non pensare all’altra faccia della medaglia, la realizzazione di queste idee, come ci insegna Steve Jobs “To me, ideas are worth nothing unless executed.”

 

Il successo di qualsiasi impresa è dato proprio dall’execution che molte volte viene messa in secondo piano, pensando che solamente un’idea geniale può dare la spinta necessaria al business

quando invece è proprio l’esecuzione a fare la differenza.

Si stima che, nei primi tre anni di vita, ben 8 startup su 10 si perdano per strada. Per questo sarebbe bello che qualcuno dicesse prima ai nuovi imprenditori quali sono le insidie maggiori, le mosse da non fare, le precauzioni da prendere.

Insomma, riportare le disavventure degli altri per dare un parametro di valutazione.

Lasciatevi raccontare ora un aneddoto che vi farà capire come sono spesso i dettagli a fare la differenza. Parliamo di Airbnb, ex startup dal successo planetario che vale ormai più di 30 miliardi.

Pochi sanno che nel 2009 Airbnb rischiava di fallire.

Si, avete letto bene: fallire.

airbnb crack

Dopo poco meno di un anno, infatti, il fatturato della società era molto basso, intorno ai 200 dollari a settimana. Chiaramente insufficienti per garantire uno stipendio ai tre fondatori e a far sopravvivere l’azienda. Il tema fondamentale era che l’attività e le transazioni non riuscivano a crescere in modo sensibile.

Quale era il problema? Modello di business? Carenze tecnologiche? Comunicazione errata? Prodotto non adatto al target?

In realtà il problema era molto più semplice e legato ad un fattore….estetico.

All’epoca, infatti, le fotografie delle case presenti sul sito erano in gran parte scattate dai proprietari, direttamente dal loro cellulare. Risultato: sembravano tutte abitazioni orribili.

Difficilmente qualcuno spende dei soldi per affittare una casa se non riesce a “vedere” quello che compra. Se quello che vede poi è brutto… non comprerà mai.

Cosa fare, quindi? Blecharczyk, Chesky e Gebbia andarono a New York per provare a trovare una soluzione. Prenotarono una delle camere presenti su Airbnb (con foto brutte), passarono del tempo con i proprietari e, dopo aver scoperto che l’abitazione era in realtà molto bella, scattarono all’interno della casa diverse foto in alta risoluzione, con le quali sostituirono le immagini amatoriali presenti sul sito. Certo, il sistema non era tecnologico né scalabile, ma a ruota tutti e tre i fondatori iniziarono a visitare le stanze di New York e a sostituire tutte le foto scadenti con immagini di qualità.

Dopo solo una settimana, la sostituzione delle foto generò un immediato raddoppio del fatturato, portandolo a 400 dollari la settimana. Per la prima volta in 8 mesi di vita l’azienda cresceva. Aggiungendo arte alla scienza, creatività ai dati, fantasia alle metriche, riuscirono a migliorare il proprio prodotto e a renderlo più appetibile per i propri clienti.

Grazie al suggerimento di un programmatore interno vennero sostituite le icone con le quali erano valutate le strutture presenti online: delle “classiche” stelle passarono ai cuoricini. Niente di rivoluzionario forse, ma questo semplice cambiamento aumentò di oltre il 30% l’engagement dei navigatori. Trasformando così un bottone di utility in un’icona emozionale. Anche in questo caso è l’arte, l’emozione, che affianca la scienza.

Non deve quindi sorprende che Joe Gebbia, uno dei guru della Silicon Valley sostenga che: “Ogni volta che qualcuno viene da me con un’idea, il mio primo istinto è quello di stimolarlo a pensare in grande. Qualunque sia la sua proposta, deve pensare in grande, cambiarne le proporzioni e vedere dove può arrivare. Devi essere un pirata, devi avventurarti nel mondo e fare piccole prove, per poi tornare a raccontare la storia che hai trovato.”

FARE STARTUP A ROMA E’ POSSIBILE 

Qui a Roma, è attiva una community di founders, designers, developers, growth hackers e appassionati di innovazione che collaborano per far crescere le proprie idee.

Peekaboo, dà la possibilità a chi come noi è appassionato di imprenditorialità, innovazione e tecnologia di poter realizzare la propria idea, fornendo degli strumenti di formazione a 360 gradi.

Come ad esempio il supporto e l’esperienza di “Mentors” o le testimonianze di imprenditori e Startupper che potranno raccontare quali sono state le strategie principali che li hanno portati al successo, oppure, quali sono stati gli errori da non ripetere.

 

Il mantra della community di Peekaboo e quindi del Lean Startup Program, è l’approccio pratico che viene sempre affiancato alla teoria, fondamentale per capire step by step quali sono le attività da implementare e come poter aggiustare il tiro per trovare la strada giusta da percorrere per realizzare la propria idea.

Uno degli aspetti più stimolanti di questo programma è il confronto, all’interno di questa Comunità è possibile relazionarsi, stringere amicizie o mettere in piedi una Startup insieme ad altre persone come noi, desiderose di imparare e con l’innovazione nel sangue.

Potrei andare avanti ma vi lascio la possibilità di poter approfondire la conoscenza della nostra Community facendovi un giro sul sito web www.peekaboo.vision

 

Arnaldo Colesanti

Community manager

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