Open Innovation e professioni di domani, cosa ne pensano le grandi aziende: Il caso Perrigo.

 

 

Perrigo è un’azienda multinazionale americana specializzata nella produzione di farmaci da banco. Nel 2015, in seguito all’acquisizione di Omega Pharma, ha iniziato a consolidare la sua posizione nel mercato europeo ed oggi ha un valore di circa 7 miliardi USD, stando ai dati riportati dal Nasdaq.

Abbiamo intervistato il General manager Massimo Pilia, responsabile dell’area d’affari Sud-Europa, per capire gli effetti della digital transformation e dell’innovazione tecnologica sul settore pharma e sulle professioni del futuro.

Di seguito un estratto delle domande che gli sono state proposte dal nostro COO, Federico Belli.

“Come vedi Perrigo tra 3-5 anni”

Recentemente Perrigo ha cambiato la propria vision aziendale. Abbiamo spostato il focus da Healthcare (il paziente cerca soluzioni curare una specifica malattia) a Self-Care (il consumatore si prende proattivamente cura del proprio benessere).

Questo cambiamento di rotta, da cura a prevenzione della malattia, implica ovviamente una trasformazione dell’azienda nonché l’attuazione di un modello di innovazione differente, volto a stabilire nuovi touchpoint con i nostri clienti.

Nel prossimo triennio investiremo molte risorse per posizionarci lì dove effettivamente i clienti si confrontano, per comprenderne meglio bisogni ed aspettative e per offrire una soluzione che prontamente risolva i loro problemi. Un altro obiettivo di questo nuovo modello organizzativo riguarda l’innovazione dell’esperienza d’acquisto.

Su questo aspetto abbiamo le idee molto chiare. Oggi in Italia lo sviluppo commerciale nel canale farmacia è sostanzialmente tradizionale; un modello “door to door” dove i nostri Sales Reps vanno letteralmente di farmacia in farmacia per proporre i vari prodotti, posizionarli al meglio, spiegarne le caratteristiche per facilitare il consiglio del farmacista. Nel prossimo futuro però le aziende che avranno la meglio saranno quelle che sapranno affiancare ai canali tradizionali tutta la potenza del digitale, capace già oggi di costruire un legame fortissimo tra i consumatori che spesso,  anche per queste tipologie di prodotti, concludono i loro acquisti con una transazione on line. Ecco perché lavorare in questo ambito rappresenta per noi una priorità assoluta.

Ripensare alla struttura commerciale, marketing e risorse umane va fatto nell’ottica di poter offrire ai nostri clienti un’esperienza nuova con maggiore possibilità di informarsi, scegliere ed acquistare il prodotto perfetto per le proprie esigenze anche direttamente da casa senza sprechi di tempo ed inutili stress.

Non dimentichiamoci infatti che viviamo in un’era in cui fruire delle informazioni è semplice e gratuito, nonché alla portata di chiunque abbia una connessione internet.

Fino a qualche tempo fa infatti le persone riponevano la loro fiducia nelle istituzioni, nei media e nelle grandi aziende, quindi una campagna di comunicazione ben progettata aveva alta probabilità di performare in maniera soddisfacente. Oggi invece il modello fiduciario è radicalmente cambiato e le persone tendono a fidarsi molto di più dell’esperienza e del feedback della loro ristretta cerchia di conoscenze piuttosto che di una pubblicità lanciata in modalità top down senza possibilità di dialogo e di “verifica”.

Come fare per fronteggiare questa situazione? Dobbiamo studiare i canali di comunicazione che i potenziali consumatori utilizzano per interagire innanzitutto tra di loro, e poi con le aziende. In sintesi ciò che vediamo è un radicale cambio del modo di comunicare che da verticale (unidirezionale) diventerà sempre più orizzontale ed interconesso.

“In questo scenario di repentino cambiamento, può l’Open Innovation rappresentare la soluzione?

Assolutamente si, e già vi facciamo ricorso.

L’Open Innovation consente alle imprese di contaminarsi con l’esterno, sperimentare nuove tecnologie e modelli di business, e portare valore in azienda in breve tempo.

E’ molto importante essere sensibili all’O.I, ma è altrettanto importante capire come funziona e come può essere integrata con strategie aziendali. In Perrigo è entrata a far parte del nostro modo di fare R&D per approfondire modelli che oggi conosciamo parzialmente o su cui siamo poco presenti. Mi viene in mente ad esempio la strategia direct to consumer di cui sopra. Guardiamo fuori per capire come eseguirla in maniera efficace.

L’ Open Innovation funziona perché ti consente di:

  1. Acquisire competenze che non hai
  2. Accelerare su un percorso di innovazione
  3. Portarti a bordo delle iniziative che altrimenti potrebbero essere dei tuoi competitor nel momento in cui scalano

“Quali sono le sfide per i manager che vogliono fare Open Innovation?”

Sostanzialmente una, e l’ho anticipata nella domanda precedente.

La vera sfida consiste nell’integrazione di due mondi fortemente distanti. Le startup sono piccole e veloci, e basano la loro execution su continui test iterativi volti a sbagliare ed apprendere. La grande corporation è fatta di, processi e comunicazione verticale e spesso tanta burocrazia. I suoi passi sono più lenti ma decisamente più significativi, quindi difficilmente può permettersi di sbagliare.

Non mi stupisco che tanti progetti in fase di startup trovino difficoltà quando approcciano la grande impresa. Se non c’è commitment da parte dei manager, se questi non vengono responsabilizzati, se non viene allocato un budget e se il progetto non viene messo in priorità allora è quasi impossibile che l’iniziativa abbia successo. Nello scenario ideale i founder della startup dovrebbero rapportarsi solo e soltanto con il CEO.

“Il valore di una startup early stage risiede nelle capacità dei founder. Che caratteristiche dovrebbero avere i professionisti del futuro per posizionarsi nel mercato del lavoro?”

Senza entrare nei dettagli, che variano di business in business, credo che curiosità e flessibilità e capacità di imparare velocemente siano gli elementi salienti. Chi non ha il coraggio di uscire dalla comfort zone, provare, sperimentare e sbagliare non ha posto nel mercato del lavoro di domani. Le università contribuiscono a creare la forma mentis ma l’esperienza sul campo è imprescindibile per plasmare il professionista.

“Perrigo ha collaborato con Peekaboo. Che valore avete riscontrato?”

Avendo avuto modo di collaborare con Peekaboo credo che la community possa apportare valore alle realtà con cui interagisce, indipendentemente dalle dimensioni, in due modi. Favorendo un processo di contaminazione che porti l’azienda a scoprire tecnologie e modelli che stanno scalando all’interno della propria industria e moderando il rapporto che viene a crearsi tra la startup e la grande corporation che decidono di collaborare per lanciare sul mercato un nuovo prodotto o servizio.

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