Cisco è una delle maggiori corporation a livello globale a produrre sistemi network ed hardware. Fondata nel 1984 a San Francisco, nel 2019 ha generato ricavi per $51.7 miliardi impiegando più di 74.000 dipendenti.

Abbiamo intervistato il dott. Angelo Fienga, Business Architect & Global Collaboration technology Strategy, per capire il suo punto di vista riguardo lo stato dell’arte dell’industria ICT nel prossimo triennio.

Di seguito un estratto delle domande che gli sono state proposte dal nostro COO, Federico Belli.

Quali sono le principali sfide organizzative che le aziende si troveranno ad affrontare nel prossimo triennio?

Digitalizzare :

  • Operatività, processi, supply-chain.
  • Gestione dei dati in ambito IOT;
  • Sicurezza, intesa come gestione e protezione dei dati;
  • Identificazione risorse umane, ossia recruiting di persone con le giuste competenze per risolvere problemi specifici

Pensa che la collaborazione tra grandi aziende e startup sia possibile? Perché si/no?

Assolutamente si. Cisco ha avviato il programma “Innovation Exchange” per coinvolgere dipendenti, partner, startup, fondi di investimento, università e centri di ricerca nei processi di digital transformation ed Open Innovation.

Crediamo nella contaminazione con i vari attori del territorio, e ne supportiamo attivamente le iniziative. Cisco è infatti presente con i suoi hub presso gli spazi di coworking di Talent Garden e presso i business incubator di Luiss Enlabs ed H-Farm.

Entro 3 anni solo nel settore ICT rimarranno scoperti più di 145mila posti. Perché secondo lei?

Ci sono diversi motivi. Il primo ha a che fare con l’offerta formativa all’interno delle università. In diversi casi l’università ha difficoltà nel trasferire competenze e conoscenze aggregate, che rispondano immediatamente alle esigenze aziendali. La didattica è spesso guidata da conoscenze teoriche e abilità tecniche, mentre abbiamo sempre più bisogno di una combinazione di conoscenze, abilità trasversali e atteggiamenti appropriati. Un altro tema chiave è l’attitudine delle persone alle continuous learning. E’ qualità di pochi la volontà di aggiornarsi continuamente, anche su tematiche apparentemente lontane dalle proprie mansioni. Troppo spesso ci si concentra sull’operatività, dimenticando che lo sviluppo del professionista è condizione fondamentale per rimanere competitivi sul mercato del lavoro. Infine, le aziende dovrebbero avere la priorità di investire di più nella formazione o nella riqualificazione delle proprie risorse umane.

Le aziende cercano, ma troppo spesso risulta difficile trovare il candidato ideale. Perché?

Da una parte perché i professionisti, soprattutto i più abili, preferiscono giocarsi le proprie carte provando a lanciare il proprio business. Questo avviene soprattutto negli Stati Uniti, dove anche le grandi corporation hanno alle volte difficoltà ad attrarre e trattenere talenti a causa di questa forte attitudine imprenditoriale, e quindi cercano di rendere più stimolante l’ambiente lavorativo sia dal punto di vista ambientale che processuale. Inoltre, come già anticipato sopra, mancano percorsi atti a creare competenze specifiche in un mondo che cambia molto velocemente, cosicché risulta difficile intercettare il candidato che riesce a rendersi autonomo in un tempo ragionevolmente breve.

Che caratteristiche dovrebbe avere secondo lei il professionista del futuro?

Sicuramente l’attitudine al problem solving è una qualità imprescindibile. Poi il bilanciamento di soft skills (team work, design thinking, problem solving, agile learning) e hard skills (matematica, programmazione, conoscenza delle reti) contribuiscono a creare il profilo ideale, che come anticipavamo è risorsa assai rara.

CISCO investe nella formazione e nell’aggiornamento delle proprie risorse umane? Come?

Abbiamo una offerta formativa interna estremamente ricca, sia in presenza fisica che virtuale. Ci avvaliamo di corsi organizzati dall’azienda per l’azienda di qualsiasi tipo (hard e soft skills). Inoltre Cisco, in alcuni casi, dà la possibilità di frequentare formazione esterna (es. master) presso formatori certificati e/o università.  Senza dubbio posso sostenere che l’azienda è empowering da questo punto di vista perché si rende conto che il vero valore risiede nelle persone che la compongono.

Possiamo essere più concreti citando qualche esempio:

  • Tuition reimbursement: l’azienda supporta economicamente la frequentazione di master di specializzazione
  • Formazione tradizionale attreverso la notra learning Academy interna fatta di formazione frontale, ma sempre di più blended e affine al continuous learning (TED talk, Safari, Video, Articles)
  • Formazione non tradizionale: attività di networking e progettuale per imparare facendo o confrontandosi con l’esterno